Editoriale DHARMA 33 – Laboratorio in divenire

buddha gurjaratiVenticinque anni nella storia di un’associazione sono sicuramente un momento importante in cui fare un bilancio  delle proprie attività e del cammino percorso dalle origini della sua costituzione.

1985-2010 Venticinque anni di UBI  – Unione Buddhista Italiana sono un segno della presenza  del Dharma nel nostro paese, che ci rende  consapevoli del suo radicamento nella società e nello stesso tempo delle sfide che questa presenza ci pone di fronte agli scenari  sociali, politici ed economici che oggi ci troviamo di fronte.

L’UBI nacque dalla spinta di alcuni pionieri del buddhismo in Italia, tra cui fondamentale fu Vincenzo Piga all’origine anche della Fondazione Maitreya e della nostra rivista,  che nello slancio della recente scoperta degli insegnamenti,  sul modello dell’allora vivace dialogo europeo tra le nazioni pensarono di organizzare i centri italiani in modo unitario per dare loro una voce istituzionale che potesse interloquire con le altre istituzioni, in primis lo stato.  Da questo input iniziale, che vedeva nella acquisizione dell’Intesa il suo scopo primario – per inciso a causa del clima politico del nostro paese non ancora raggiunto! – ,  con la crescita del numero degli associati e il loro intervento a livello locale e le richieste a livello nazionale, si sono man mano presentate ulteriori possibilità di lavoro e di nuovi rapporti tra UBI e centri.

In un mondo che dopo l’11 settembre 2002 ha visto riemergere con forza il tema religioso anche nell’elaborazione di strategie politiche e di governo dei sistemi, l’apporto del Dharma risulta importante nell’incontro/scontro tra le religioni abramitiche,   che radicalizza spesso in un dualismo difficilmente risolvibile l’incontro interreligioso. La  presenza di altre voci, come la nostra, può essere un plus fondamentale per evitare che chiusure e  fondamentalismi limitino gli spazi e creino fossati difficili da valicare. E in questo contesto  assume maggior evidenza l’Unione Buddhista a cui si richiedono interventi e risposte su temi religiosi ed etici.

L’UBI, seppur con tutti i distinguo necessari, si trova quindi sempre più spesso a dover rappresentare la “voce” del buddhismo e diventa punto di riferimento per i mass media e le istituzioni. Un ruolo nuovo che vede l’UBI attrice come realtà  in sé e  che dovrà essere oggetto di riflessione da parte di tutti  i centri associati per dare corpo a questo  ruolo emergente non creando né una sovra-istituzione né una eccessiva riduzione dell’autonomia del’Unione.

Venticinque anni sono il momento buono per porsi questi interrogativi che non potevano nascere alle origini e che oggi  rappresentano un momento di crescita del movimento buddhista e di riflessione su sé stesso, su come strutturarsi  in Occidente, su come rispondere alle istituzioni statali e alle altre religioni: un laboratorio fondamentale per il Dharma del tempo che verrà.