Canone – La spina nel piede

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Usare le parole, i discorsi e i ragionamenti per affermare verità su temi metafisici ci fa perdere di vista la via.

Nella raccolta dei discorsi brevi c’è un  piccolo testo Udana, formato da brevi discorsi in prosa che descrivono un avvenimento vissuto dal Buddha e si concludono con dei versi ispirati dall’esperienza. In questo. Nella raccolta dei discorsi brevi c’è un  piccolo testo Udana, formato da brevi discorsi in prosa che descrivono un avvenimento vissuto dal Buddha e si concludono con dei versi ispirati dall’esperienza. In questo caso (Udana 70 nella versione di Thanissaro Bhikkhu tradotta nel sito www.canonepali.it) dei  monaci, andati al villaggio a raccogliere elemosine, si sono imbattuti  in un gruppo di bramani e di asceti di varie sette, che stavano discutendo tra loro su temi metafisici. Ognuno aveva una sua tesi e cercava di convincere gli altri sulla validità delle proprie idee  con molte parole, elucubrazioni mentali, argomentazioni sottili. Colpiti da tanta confusione,  i monaci tornati dal Buddha gli riferirono quest’esperienza . Il Beato disse che quegli uomini erano ciechi ovvero non sapevano vedere e addirittura erano senza occhi, non avevano va quindi neanche la potenzialità di vedere e  si fermano soltanto a utilizzare la mente per giocare con essa.  Non vedono la spina che hanno nel piede,  non vedono la realtà che stanno vivendo, ma vedono tutto con gli occhi della mente. Questo molto spesso accade anche durante gli insegnamenti quando siamo lì a voler comprendere a tutti i costi  con il ragionamento,  le argomentazioni, e tante tante parole e il Maestro gentilmente sorride. Levarsi la spina è la cosa  più importante per stare meglio e camminare sulla via , pensare di levarsi la spina non ci fa andare lontano. Siamo molto presuntuosi, pensiamo che con la mente possiamo afferrare tutto, ma ancora con la spina al piede  abbiamo fatto solo pochi passi.

 

 

Così ho sentito. In una certa occasione il Beato soggiornava presso Savatthi, nel boschetto di Jeta, al monastero di Anathapindika. Ora a quel tempo c’erano molti bramani, asceti, e asceti erranti di varie sette che vivevano intorno a Savatthi con diverse opinioni, diverse teorie, diversi credi, con una fede salda alle loro diverse dottrine. Alcuni bramani ed asceti sostenevano questa teoria, questa dottrina: “Il sé ed il cosmo sono eterni. Solo questo è vero; qualsiasi altra cosa è senza valore.”

Altri bramani ed asceti sostenevano questa teoria, questa dottrina: “Il sé ed il cosmo non sono eterni”… “Il sé ed il cosmo sono sia eterni sia non eterni “… ” Il sé ed il cosmo sono né eterni né non eterni “…

“Il sé ed il cosmo sono autocreati”… “Il sé ed il cosmo sono creati da un altro”… “Il sé ed il cosmo sono sia autocreati sia creati da un altro “… “Il sé ed il cosmo sono né autocreati né creati da un altro, sono nati spontaneamente.”

“Felicità e dolore, il sé ed il cosmo sono autocreati “… “creati da un altro”… “sia autocreati sia creati da un altro “… “Felicità e dolore, il sé ed il cosmo sono né autocreati né creati da un altro, sono nati spontaneamente. Solo questo è vero; qualsiasi altra cosa è senza valore .”

Vivevano discutendo, litigando, e disputando, offendendosi l’un l’altro con armi verbali, dicendo: “Il Dhamma è così, non è così. Il Dhamma non è così, è così.”

Quindi di mattina presto, un gran numero di monaci, si vestirono e dopo aver preso mantello e scodella, andarono a Savatthi in cerca d’elemosina. Dopo aver cercato l’elemosina a Savatthi, dopo il pasto, ritornando dal loro giro d’elemosina, andarono dal Beato e, dopo averlo salutato, si sedettero ad un lato. Appena seduti, dissero al Beato: “Signore, ci sono molti bramani, asceti, ed asceti erranti di varie sette che vivono intorno a Savatthi con diverse opinioni, diverse teorie, diversi credi, con una fede salda alle loro diverse dottrine… e vivono discutendo, litigando, e disputando, offendendosi l’un l’altro con armi verbali, dicendo: “Il Dhamma è così, non è così. Il Dhamma non è così, è così.”

“Monaci, gli asceti erranti di altre sette sono ciechi e senza occhi. Essi non sanno ciò che è salutare e ciò che è dannoso. Essi non sanno cos’è il Dhamma e cosa non è il Dhamma. Non conoscendo ciò che è salutare e ciò che è dannoso, non conoscendo che cos’è il Dhamma e cosa non è il Dhamma, essi vivono discutendo, litigando, e disputando, offendendosi l’un l’altro con armi verbali, dicendo: “Il Dhamma è così, non è così. Il Dhamma non è così, è così.”‘

Allora il Beato, in quella occasione, declamò questi solenni versi ispirati:

“La gente è convinta dell’idea

 “dell’autocreazione”

 e attaccata all’idea della

 “creazione da parte di un altro.”

 Non capisce,

 né vede la spina.

 Ma colui che vede,

 dopo aver estratto questa spina,

 [il pensiero] “Io agisco,” non avviene;

 [il pensiero] “Un altro agisce ,” non avviene.

 Gli uomini sono

 dominati dalla presunzione

 legati alla presunzione,

 incatenati dalla presunzione.

 Discutendo in modo offensivo delle proprie dottrine

 Non vanno al di là

 della trasmigrazione— errando senza meta.”

caso (Udana 70 nella versione di Thanissaro Bhikkhu tradotta nel sito www.canonepali.it) dei  monaci, andati al villaggio a raccogliere elemosine, si sono imbattuti  in un gruppo di bramani e di asceti di varie sette, che stavano discutendo tra loro su temi metafisici. Ognuno aveva una sua tesi e cercava di convincere gli altri sulla validità delle proprie idee  con molte parole, elucubrazioni mentali, argomentazioni sottili. Colpiti da tanta confusione,  i monaci tornati dal Buddha gli riferirono quest’esperienza . Il Beato disse che quegli uomini erano ciechi ovvero non sapevano vedere e addirittura erano senza occhi, non avevano va quindi neanche la potenzialità di vedere e  si fermano soltanto a utilizzare la mente per giocare con essa.  Non vedono la spina che hanno nel piede,  non vedono la realtà che stanno vivendo, ma vedono tutto con gli occhi della mente.

Questo molto spesso accade anche durante gli insegnamenti quando siamo lì a voler comprendere a tutti i costi  con il ragionamento,  le argomentazioni, e tante tante parole e il Maestro gentilmente sorride. Levarsi la spina è la cosa  più importante per stare meglio e camminare sulla via , pensare di levarsi la spina non ci fa andare lontano. Siamo molto presuntuosi, pensiamo che con la mente possiamo afferrare tutto, ma ancora con la spina al piede  abbiamo fatto solo pochi passi.

Così ho sentito. In una certa occasione il Beato soggiornava presso Savatthi, nel boschetto di Jeta, al monastero di Anathapindika. Ora a quel tempo c’erano molti bramani, asceti, e asceti erranti di varie sette che vivevano intorno a Savatthi con diverse opinioni, diverse teorie, diversi credi, con una fede salda alle loro diverse dottrine. Alcuni bramani ed asceti sostenevano questa teoria, questa dottrina: “Il sé ed il cosmo sono eterni. Solo questo è vero; qualsiasi altra cosa è senza valore.”

Altri bramani ed asceti sostenevano questa teoria, questa dottrina: “Il sé ed il cosmo non sono eterni”… “Il sé ed il cosmo sono sia eterni sia non eterni “… ” Il sé ed il cosmo sono né eterni né non eterni “…

“Il sé ed il cosmo sono autocreati”… “Il sé ed il cosmo sono creati da un altro”… “Il sé ed il cosmo sono sia autocreati sia creati da un altro “… “Il sé ed il cosmo sono né autocreati né creati da un altro, sono nati spontaneamente.”

“Felicità e dolore, il sé ed il cosmo sono autocreati “… “creati da un altro”… “sia autocreati sia creati da un altro “… “Felicità e dolore, il sé ed il cosmo sono né autocreati né creati da un altro, sono nati spontaneamente. Solo questo è vero; qualsiasi altra cosa è senza valore .”

Vivevano discutendo, litigando, e disputando, offendendosi l’un l’altro con armi verbali, dicendo: “Il Dhamma è così, non è così. Il Dhamma non è così, è così.”

Quindi di mattina presto, un gran numero di monaci, si vestirono e dopo aver preso mantello e scodella, andarono a Savatthi in cerca d’elemosina. Dopo aver cercato l’elemosina a Savatthi, dopo il pasto, ritornando dal loro giro d’elemosina, andarono dal Beato e, dopo averlo salutato, si sedettero ad un lato. Appena seduti, dissero al Beato: “Signore, ci sono molti bramani, asceti, ed asceti erranti di varie sette che vivono intorno a Savatthi con diverse opinioni, diverse teorie, diversi credi, con una fede salda alle loro diverse dottrine… e vivono discutendo, litigando, e disputando, offendendosi l’un l’altro con armi verbali, dicendo: “Il Dhamma è così, non è così. Il Dhamma non è così, è così.”

“Monaci, gli asceti erranti di altre sette sono ciechi e senza occhi. Essi non sanno ciò che è salutare e ciò che è dannoso. Essi non sanno cos’è il Dhamma e cosa non è il Dhamma. Non conoscendo ciò che è salutare e ciò che è dannoso, non conoscendo che cos’è il Dhamma e cosa non è il Dhamma, essi vivono discutendo, litigando, e disputando, offendendosi l’un l’altro con armi verbali, dicendo: “Il Dhamma è così, non è così. Il Dhamma non è così, è così.”‘

Allora il Beato, in quella occasione, declamò questi solenni versi ispirati:

“La gente è convinta dell’idea

 “dell’autocreazione”

 e attaccata all’idea della

 “creazione da parte di un altro.”

 Non capisce,

 né vede la spina.

 Ma colui che vede,

 dopo aver estratto questa spina,

 [il pensiero] “Io agisco,” non avviene;

 [il pensiero] “Un altro agisce ,” non avviene.

 Gli uomini sono

 dominati dalla presunzione

 legati alla presunzione,

 incatenati dalla presunzione.

 Discutendo in modo offensivo delle proprie dottrine

 Non vanno al di là

 della trasmigrazione— errando senza meta.”